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Cambio Ritmo · 1 ottobre 2026

#0006 Credi nel processo.

Il muscolo non mente, l’azienda nemmeno.

C’è chi si allena per staccare, io per pensare.

Martedì sera in palestra raggiungo finalmente gli ultimi stacchi, quando arriva ai miei occhi l’esercizio che odio più di tutti. Se frequenti una palestra ne avrai uno pure tu, ognuno di noi ne ha uno.

Il mio si chiama DB Thruster. Cito da Google:

È uno dei movimenti più completi ed efficaci del mondo del fitness. [...] Unisce due movimenti fluidi in un unico flusso continuo:

  1. Uno Squat frontale (accosciata)

  2. Un Push Press (spinta dei pesi sopra la testa)

Include braccia e gambe. E ci sono state volte in cui le mie braccia avrebbero potuto supportare di più, ma le mie gambe stavano già cedendo miseramente.

Per cui provavo a mettere più peso, per provare più fatica e migliorare la performance, ma senza attenzione alla forma.

Quindi martedì ho lavorato al contrario.

Ho messo il carico minimo e ho pensato solo all’esecuzione. Spinta del bacino, braccia corrette, anche coperte dalla schiena a protezione e ho lavorato per arrivare ad un’esecuzione il più corretta possibile.

Risultato: Sono arrivata alla fine senza essere distrutta.


All’inizio conta costruire, non performare

Arrivare a chiusura senza avere problemi muscolari o ancor peggio strutturali è un risultato enorme.

Significa che tutto il lavoro fatto prima è stato fatto correttamente e che il giorno dopo potrai sì sentirti stanco per la fatica fatta, ma non per questo meno pronto a performare nuovamente.

Ed è qui che vedo la prima analogia con i ristoranti che seguo:

  1. All’inizio è importante trovare i problemi da risolvere. Magari stai lavorando come un dannato, ma il giorno successivo alzi la serranda e sei più distrutto del giorno precedente.

  2. È utile capire qual è il “peso che puoi sopportare con gambe e braccia”. Per esempio: hai abbastanza personale per fare sì che il giorno dopo siano tutti pronti per ricominciare nei loro orari?

  3. Che tipo di obiettivi ti stai ponendo? Te ne stai ponendo almeno uno? Magari certi tipi di lavoro o di “muscoli” che stai facendo lavorare non vanno bene per ciò che vuoi raggiungere come risultato finale.


Trova il problema.

Se nel tuo ristorante continuano ad esserci gli stessi problemi, evidentemente non ti siedi a risolverli. E tu sei il capo della baracca, ovvero l’unico a cui tocca questo arduo lavoro.

  • Chi ha il carattere che non va con il resto del team?

  • Come mai la ricetta non viene pesata o peggio ancora fatta?

  • Perché c’è qualcuno che schiva i lavori?

Affrontare i problemi e cercare di risolverli porta a una forma sempre più vicina al tuo immaginario, a quello che gli “ammericani” chiamano la vision. Quello che ti fa male oggi, fra 3 mesi (o 3 anni) non può farti ancora male.

Può succedere che tu stia sovraccaricando il sistema con qualcosa che ancora non si può permettere.

Se tra 3 mesi hai ancora gli stessi problemi, hai 3 opzioni:

  1. Stai cercando il problema nel posto sbagliato. Magari la cucina funziona, ma la sala è lenta, o viceversa!

  2. Aggiungi clienti in sala, aggiungi peso, ma non resta attaccato niente, non cresci. Insomma: cresci, ma la forma è pessima.

  3. Forse stai facendo le cose alla cazzo e non sai nemmeno perché! Vai avanti con il pilota automatico e non ti chiedi nemmeno perché.


Il tuo ristorante è come il tuo diaframma

Non puoi stare costantemente in apnea.

Il tuo diaframma - ovvero chi sostiene la struttura - deve necessariamente far respirare i tuoi polmoni. Questi si allargano quando respiri e si stringono quando espiri.

Così nella tua azienda tu devi trovare il modo di essere il più tranquillo possibile e riuscire a sostenere chi ti fa sopravvivere: la tua struttura, fossi anche solo tu!

Per questo è utile lavorare su un obiettivo alla volta.

Penserai: che minchia c’entra con la respirazione, con lo sport e la struttura?

Beh, se sei mai uscito a correre una volta nella tua vita o hai mai sollevato un peso, sai quanto sia difficile mantenere il battito e quindi il respiro in tranquillità. Non te lo so spiegare diversamente.

So solo che spesso se resto attenta su questa singola informazione, perdo il conto del lavoro che sto facendo.

Insomma - il respiro deve diventare qualcosa a cui nemmeno ragioni più.

Quindi quando ti dai un obiettivo, deve essere uno e uno solo.

  • Ripetere ad ogni servizio che quella settimana chi vende più vino vince XY?

  • In quel trimestre vuoi fare 2 clienti in più di media ogni pranzo?

  • Durante il mese vuoi organizzare un evento e sponsorizzarlo, facendo in modo che anche i ragazzi ne parlino?

Trova un focus e spingi tutta.

Sembra strano sentirselo dire da una triatleta, ma nonostante i 3 sport + le transizioni, l’obiettivo è uno solo: arrivare alla fine senza essere distrutta il giorno dopo. E se ci scappa un PB, perché no?


Il tempo ha un effetto compound

Tutto il resto che costruirai sarà al servizio di questi micro o macro obiettivi. La differenza è che i primi sono settimanali, mensili o massimo trimestrali, mentre i secondi possono essere annuali o arrivare addirittura a 3/5 anni.

Oggi riesci a pensare così lontano? Hai dei progetti così a lungo termine?

Da consulente esterno della ristorazione ti chiedo: tu su cosa stai lavorando? Se entro nel tuo locale e ti chiedo qual è il tuo obiettivo di quest’anno, hai una risposta al volo?

Spesso gli atleti hanno degli obiettivi suddivisi in livelli: A, B, C.

A. Il più grande obiettivo annuale su cui lavorare; B. Due/tre obiettivi interessanti o tosti su cui lavorare; C. Degli obiettivi magari di supporto ma alla portata.

Insomma, tutto gravita intorno all’obiettivo A, all’obiettivo annuale.

E parlo di effetto composto perché piano piano ne vedi il risultato, come dicevo proprio all’inizio. Ti offro una piccola quote sempre da Google per quanto riguarda l’atletica:

Cos’è l’Effetto Composto: l’1% di miglioramento ogni giorno, dove vuoi! I risultati non sono lineari, ma esplodono dopo mesi o anni di costanza. La costanza batte il talento discontinuo.

Tu devi darti 3-4 piccoli obiettivi trimestrali e UN grande obiettivo annuale. Quello è l’unico motivo per cui ti svegli la mattina.

Scrivitelo su un post-it e mettitelo nel portafoglio. Quando avrai i tuoi momenti bui, e li avrai, ti ricorderai perché stai lavorando. E sarà diverso dal dire “non ho voglia di fare un cazzo” o “devo allenare la squadra”.

Quello che stai facendo oggi, anche se non vedi il risultato subito, arriva.

Ma devi dargli il tempo di arrivare.

Credi nel processo, i risultati arrivano.

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